Il coraggio di cambiare

 

E poi mi sono scelta.

 

 

La mia me, quella sempre perfetta per poter piacere agli altri,

quella che per anni aveva indossato inconsciamente maschere di protezione così da essere accettata e amata da tutti

si è ribellata. 

 

Una mattina all’improvviso, mentre camminavo nella mia città di adozione, Parma la piccola Parigi, quella città che mi aveva accolta dai tempi dell’università.

Quella città che poi sposandomi avevo iniziato ad amare senza se e ma, tradendo la mia città natale, Brescia la leonessa.

 

Nell’istante in cui ho scelto me, tutto il mio mondo faticosamente costruito negli anni è crollato.

Come se un uragano si fosse abbattuto su un’isola tropicale radendola al suolo.

 

Ricordo di essermi guardata intorno, non c’erano più certezze, ancore di salvataggio,  alberi secolari a cui aggrapparmi.

Non c’era più cibo con cui saziare le mie paure, non c’era più acqua con cui dissetare le mie mancanze. 

 

Tutto era distrutto, tutto era macerie e dolore.

 

Un’unica cosa era sopravvissuta, la mia me che attonita, ma coraggiosa, osservava quel mondo nuovo a lei sconosciuto.

 

Inizialmente provò a recuperare alcuni oggetti appartenuti un tempo, un tempo in cui credeva saziassero i suoi vuoti.

Li cercò disperatamente in quella distruzione, sperava che l’acqua ritraendosi avrebbe fatto riemergere cose conosciute delle quali era convinta non poterne fare a meno.

Aspettò giorni, ma l’acqua non aveva alcuna intenzione di ritirarsi e allora stremata, si sedette in silenzio e piangendo si mise in ascolto.

La sua mente ebbe un fremito, provò a sabotarla a riportarla indietro verso antiche certezze, ma nuovi pensieri avevano iniziato a germogliare in lei e chiedevano spazio. 

 

Erano temerari, ambiziosi, erano affamati di vita, non di forma,

di amore nella sua massima espressione, non di effimere sicurezze.

Nuovi pensieri affamati di valori ,non da racchiudere in una cassaforte, ma da mostrare al mondo con con compassione, gratitudine, amore.

Finalmente si era arresa, alla forma, ad antiche credenze ereditate, a quell’ego che aveva negli anni rivestito di un’armatura forgiata con finte sicurezze, le sue convinzioni e in quella resa si perse per poi ritrovarsi.

 

Scegliermi non è stato facile, ma è stato liberatorio.

 

Se dovessi utilizzare un colore, non esiterei a descrivermi con il rosso, eros la passione, il fuoco, l’amore per me stessa.

Con una nota musicale mi rappresenterei con il Nabucco di Verdi, l’opera della sua rinascita artistica e personale.

C’è stato un tempo in cui ho creduto di essere felice e forse lo sono anche stata, ma il mio corpo urlava, i miei pensieri erano avvolti da nubi, la mia anima chiedeva spazio per esprimere la sua essenza, la sua fame di unicità.

 

Ho creduto di amare e di essere amata e forse tutto questo è avvenuto, ma non mi ascoltavo nel profondo, non amavo consapevolmente me stessa.

 

Noi donne siamo pianeti agognati, ma spesso incompresi.

 

Siamo bellezza, siamo tutto ciò che è intuito creatività rinascita ed emozione.

sorellanza, così potenti se unite. 

Spesso fatichiamo a riconoscerci e pertanto mi chiedo, come potrebbero farlo occhi estranei, distratti?

Ci ostiniamo a nascondere la bambina che è in noi, quella bambina che meriterebbe di essere presa per mano, accudita, coccolata, nutrita, amata come facciamo con i nostri figli.

E invece lasciamo che gli altri dettino le regole, che ci misurino in azioni, che ci mortifichino se non ci pieghiamo al loro volere, al loro sentire, sacrificando la nostra essenza.

Lasciamo che ci ostacolino o ci superino in carriere lavorative, che ci scelgano dando precedenza al nostro apparire a discapito del nostro essere.

Noi donne meritiamo di vivere quel coraggio ancestrale che ci abita da millenni, dando spazio alle nostre intuizioni

Meritiamo di essere quella femminilità che urla per essere vista e valorizzata, non desiderata per qualche notte 

 Di essere espressione di quel talento che fluisce in quel senza spazio e tempo e che se riconosciuto è capace di grandi cose.

 

C’è stato un tempo in cui ho creduto di essere me stessa, ma ricoprivo ruoli cercando di essere perfetta per essere accettata e guadagnarmi quote d’amore.

Un tempo in cui ho indossato la maschera del controllo per impedire ad altri di ferirmi, di tradirmi e nel mentre tradivo me stessa.

Quando mi guardo in dietro a volte mi sembra sia passato un secolo, a volte solo un istante.

Quando mi guardo indietro, e lo faccio di rado, le lacrime sopraggiungono quasi sempre.

Non sono di nostalgia o rimpianto, no, loro sono quelle antiche che imprigionate con le nuove si fanno spazio sul mio volto, invecchiato certo, ma fiero, ancora bello, solcato da rughe nuove che unite a quelle consolidate, ora abbelliscono quella guerriera, che finalmente libera mi sta accanto ogni giorno.

La luminosità che traspare non ha niente a che vedere con la bellezza ereditata.

 

E’ una luce nuova nella quale ogni tanto fatico a riconoscermi.

 

Viene da lontano, la si percepisce dagli occhi che virano dal verde al nocciola al blu scuro a seconda dell’istante vissuto, quasi racchiudessero tutte le donne del mio albero genealogico.

 

Viene da questo oggi fatto di presenza e di nuove consapevolezze emerse ascoltandomi, rispettandomi, silenziando quel rumore che la mente spesso ancora fa.

 

Giunge da un profondo amore che si alimenta in me, in ogni istante vissuto.

 

A volte, nel silenzio della notte, la mia mente prova a seminare dubbi e paure,

ma ogni volta che questo accade, una voce che arriva dal mio io più profondo, la mia anima, la contrasta, la zittisce.  

Lei è nitida, chiara

Lei non sussurra, urla

 

Amati, amati follemente, oltre tutta la tua te

 

Ed io fiduciosa

mi arrendo e mi riaddormento.

CC

 

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