“Il momento in cui si riconosce la propria mancanza di talento è un lampo di genio.”
(Stanislaw Jerzy Lec)
Facile ai nostri giorni esprimere il proprio talento una volta che lo si è riconosciuto.
Nessuna legge ci vieta di esprimerlo nel suo pieno potenziale.
Solo noi stesse e il nostro coraggio di sceglierci.
Ma non sempre è stato possibile.
C’è stato un tempo in cui donne di talento hanno dovuto lottare per potersi esprimere.
Donne che hanno faticato nell’era in cui hanno vissuto contro regole, credenze, culture.
Contro leggi, mentalità ristrette, restrizioni religiose, addirittura contro limitazioni imposte dalle stesse famiglie.
Non dimentichiamoci che la donna ha dovuto costruirsi una propria identità in ambito lavorativo e sociale in concomitanza della cura della propria famiglia in tempi non troppo lontani dai nostri.
Solo donne nate in famiglie nobili hanno potuto permettersi di coltivare il proprio talento nonostante siano state anch’esse spesso ostacolate.
Eppure nulla le ha fermate, nulla ha impedito loro di lottare perché il proprio talento potesse espandersi in quel senza tempo e spazio.
Testimonianze preziose ci sono giunte.
Plautilla, Sofonisba, Properzia, Artemisia, Lucrinia
Solo alcuni nomi che forse molte di noi non hanno mai sentito nominare eppure hanno lasciato tracce indelebili dietro di sé al punto da avere dedicata una intera mostra.
La mostra ” Le signore dell’Arte ” a palazzo Reale a Milano è stata prorogata sino a al 22 Agosto e merita di essere visitata.
Mostra che raccoglie 130 opere di artiste di valore, alcune già note altre meno, da cui emerge il ritratto di donne coraggiose e volitive.
Tra le eroine domina la celebrità di Artemisia Gentileschi, figlia di Orazio, grande pittrice all’era del Caravaggio, icona della lotta contro la stessa autorità paterna e il sconfinamento riservato alle donne in quei tempi.
A lei il coraggio tra l’altro di aver denunciato all’età di 18 anni il proprio stupratore, il pittore Agostino Tassi nonostante le reticenze del suo stesso padre Orazio ( il quale ne era socio).
A quell’epoca avere un talento richiedeva un grande coraggio, certo alcune nobildonne furono agevolate inizialmente, ma poi dovettero lottare contro pettegolezzi, sventure, chiusure, ostacoli continui.
Lavinia Fontana ad esempio dovette sposare un pittore sconosciuto affinché firmasse i suoi contratti.
Sofonisba si impose alla corte di Filippo secondo di Spagna lasciando la famiglia
” NON SI TRATTA DI ESSERE DIFFERENTI MA DI FARE LA DIFFERENZA”
questa frase scritta da Anna Simone, scrittrice e autrice del libro “I talenti delle donne” mi ha particolarmente colpita e mi ha fatto riflettere.
In un’era in cui la donna è in lotta continua con il tempo che passa.
Nell’era dell’accanimento estetico che ha trasformato alcune donne bellissime in caricature di se stesse.
Nell’era dell’ io egoico, del tutto facilmente ottenibile con il denaro,
ma anche nell’era del silenzio forzato, del distanziamento, dell’ascolto introspettivo, non possiamo trascurare la grande possibilità che ci viene offerta.
Rinascere e in quel rinascere
Imparare a lasciarci andare, oltre il controllo degli eventi.
Imparare a riscoprire i nostri talenti nascosti che forse ora non riconosciamo ma che ci sono.
Imparare a sceglierci con coraggio.
Imparare ad alzare la nostra autostima.
I talenti sono scolpiti in noi e ci chiedono di emergere
Ci chiedono di essere rivelati.
Ci chiedono di essere portati in superficie con coraggio.
A noi dare loro spazio, a noi ritrovare quella forza che inconsciamente le nostre antenate ci hanno tramandato
A noi sceglierci tutti i giorni senza esitazione, con amore.
Quell’amore che è già dentro di noi, ma che dobbiamo imparare ad avere per noi stesse per poi riceverlo amplificato, dagli altri.
CC
Photo Giò Rossi
tu sai qual’è il tuo talento? vuoi scoprirlo? contattami
Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento e condividilo sulla tua pagina FB
grazie di cuore
https://www.letteraturaalternativa.it/shop/crowdfunding-volume/a-un-passo-da-me-cristina-cogoi/



