“Se la sofferenza continua, è perché noi continuiamo a nutrirla.”
(Tich Nath Han)
Concetto faticoso da comprendere nella sua essenza, concetto provocatorio, ma necessario, perché implica la capacità di perdonarci e in una società egoica come la nostra, dove cerchiamo sempre colpevoli fuori, implica una visione nuova differente.
Prova a pensare a quante scelte hai fatto e a ciò che hanno poi generato.
Ogni azione ha una reazione, ogni scelta una rinuncia, anche una non scelta è una scelta.
Non esistono scelte giuste o sbagliate, ma esistono esperienze dettate dall’amore o da impulsi mossi dalla reattività.
In ogni cosa che facciamo è inclusa una risposta generata da un’emozione che sia odio, rancore, rabbia invidia o amore, comprenderne le leggi che la governano ne cambia il risultato finale.
Abbiamo perso la capacità dell’ascolto, in primis di noi stessi, delle nostre esigenze, del nostro profondo sentire e pertanto non siamo in grado di ascoltare neanche gli altri.
Siamo un mondo di solitari affamati di ascolto.
La nostra mente cerca in continuazione compensazioni fuori ed eccoci che ci perdiamo dietro a storie sbagliate, a frastuoni creati da ambienti rumorosi, da cibo che compensa mancanze, da sesso consumato senza reale desiderio o amore, da acquisti che vanno a dimorare in armadi colmi di abiti.
Tutto questo nutre le nostre mancanze, le nostre vulnerabilità, le nostre insicurezze.
Tutto questo ci allontana sempre più dalla nostra essenza, da chi siamo veramente e da ciò che desideriamo nel nostro io più profondo.
Spesso parliamo di KARMA senza in realtà comprendere che la sfida più importante con noi stessi è lasciare esprime il nostro DARMA, la nostra natura, la nostra reale inclinazione.
E tutto questo nasce dall’ascolto profondo, dal silenziare la mente,
dal lasciare andare l’immagine che abbiamo di noi e che vogliamo mostrare al mondo.
La nostra identità non ha nulla a che vedere con l’abito che indossiamo ogni giorno e che ogni sera deponiamo.
Un sasso lanciato in uno stagno crea delle onde che si propagheranno con calma sino alla riva.
Questo è ciò che genera una nostra azione ecco perché è importante dar valore a ciò che facciamo.
Si sente parlare spesso di consapevolezza, di qui e ora, di stato di coscienza.
Argomenti profondi, non sono mode sono l’essenza del nostro vivere.
Comprendere la legge del “corpo casuale” ci permette di liberarci dal passato vissuto.
Siamo imprigionati da credenze, da emozioni vissute, da azioni commesse che a loro volto hanno generato altrettante situazioni a cascata.
Non possiamo fingere che questo non sia accaduto o non accada continuamente.
Non possiamo spostare l’attenzione sempre all’esterno quando è all’interno che va posata con uno sguardo compassionevole.
Chi non ha vissuto un lutto una separazione un abbandono una malattia?
Tutte esperienze forti che ci dilaniano, che ci devono far fermare e comprendere l’insegnamento che racchiudono.
Non meritano la nostra rabbia la nostra resistenza, il nostro cercare colpevoli altrimenti saranno faticosissime da sopportare e ci rimarranno addosso tutta la vita come tatuaggi indelebili al tempo
Vanno comprese, accolte, elaborate.
Solo così avranno avuto un senso.
Solo così acquisteranno un valore diverso, un significato profondo e ci porteranno ad evolvere da un punto di vista animico.
La nostra mente farà di tutto per combatterci, ma la nostra anima, se le daremo modo di comunicare con noi, ci accompagnerà nel faticoso cammino dell’accettazione che non è rassegnazione.
La capacità di guardarci come spettatori e ammirare i talenti le capacità le risorse le intuizioni sviluppate entrando in quel dolore, farà la differenza.
Ci renderà migliori, ci ancorerà sempre più a questa essenza che è la nostra vita che racchiude già nel suo esistere una bellezza infinita.
Nell’essere non nell’avere.
Possiamo sentirci colpevoli del passato creato, ma è anche vero che possiamo e siamo cocreatori del nuovo.
Dobbiamo imparare a non boicottarci, a non sabotarci, spesso abbiamo archetipi e credenze che ci ancorano al passato impedendoci di assaporare l’istante, di essere felici.
Quante volte ci tratteniamo nel gioire a pieno per paura di non meritarcelo?
Comprendere ed elaborare il passato è fondamentale.
Cominciare a smettere di giudicarlo ma osservarlo farà la differenza.
Cominciare a perdonarci prima di perdonare ci aiuterà ad allentare la presa e ad essere realmente liberi.
Cominciare ad essere grati per ciò che abbiamo invece che distratti da ciò che ci manca darà un valore diverso alla nostra vita.
Non è facile scegliersi, in una società come la nostra così conflittuale, costa fatica costa accettazione costa fiducia, costa un atto di coraggio che va oltre la vita stessa.
Se trascorreremo la nostra vita solo in un vivere di istanti spesso automatici senza essere in presenza, lasciando che l’inconscio abbia il sopravvento, ci ritroveremo alla fine dei nostri giorni, e senza avvisarci arriverà comunque, storditi confusi amareggiati, in mancanza.
Ma se ne avremo gioito in coscienza di ogni istante, compreso il valore di ogni più piccolo gesto, di ogni nostra azione, parola, carezza, bacio, decisione, allora ne avremo compreso l’essenza più profonda e l’insegnamento che racchiude.
Allora potremo dire di aver vissuto veramente.
Veniamo da due anni dolorosi dove si è solo che parlato di morte quasi fosse il nemico da combattere, dove era importante sopravvivere invece che vivere.
Il mistero della vita stessa racchiude la morte, a noi comprendere il significato di entrambe.
Non ci viene concesso il sapere quando nasciamo e moriamo ma possiamo imparare ad essere pronti.
Il senso è superare l’ego, andare oltre noi stessi, oltre quel nemico immaginario che identifichiamo in immagini della mente che si trasformano in paure e aprirci alla bellezza della vita senza fratture.
Non siamo noi e la natura, noi e l’altro , noi e la malattia, bensì un tutt’uno.
Non esiste dualità ma unicità.
Nel perdono e nella gratitudine esistono infinite possibilità di evoluzione.
A noi comprenderne l’essenza.
E’ liberatorio perdonarci, è una profonda resa.
Siamo passeggeri di questo corpo che spesso maltrattiamo e cerchiamo di piegare al nostro volere ma non dimentichiamoci che non ci appartiene.
Ne siamo solo gli amministratori delegati
La nostra forza sta in quell’ascolto interiore, in quella resa come dicevo che non è accettazione ma fiducia in qualche cosa che è più grande di noi.
Un fiore non si fa tante domande mentre germoglia, non ha paura del vento della pioggia, non teme di essere raccolto da una mano mossa da una mente egoista.
No lui germoglia nella sua massima espressione di bellezza e vive la bellezza di quell’istante che durerà giorni o ore.
La nostra vita merita un atto di coraggio e credo che amarsi e amare sia l’atto di coraggio più rivoluzionario di questi tempi.
Oltre il tempo e la paura, oltre il senso di questo vivere così intriso di bellezza che spesso ci sfugge distratti dal rumore che la vita fa
Noi la natura e gli altri, immersi in un mare di estasi chiamato VITA.
A noi spetta la capacità di renderla unica, degna di essere vissuta in ogni gesto, in ogni decisione in ogni scelta e rinuncia.
Chiudi gli occhi e respira, senti la potenza che sta dietro ad ogni attimo in cui inspiri ed espiri
Senti l’aria calda che si espande nei tuoi polmoni
Senti la mente che si rilassa, i muscoli che si distendono, i pensieri che si dileguano.
E poi espira
Ascolta l’aria che accarezza il tuo viso, la sua forza sta nell’avvolgere ogni cosa incurante di ciò che sfiora.
Tu sii cosciente di ogni istante e quando prenderai decisioni, qualsiasi esse siano, fa che sia l’amore a muoverle non la paura non l’odio non la mancanza non la gelosia non la fretta o il senso di rivalsa.
Che tu sia sempre intrisa d’amore
oltre tutta la tua Te
CC
prenota la tua prima telefonata conoscitiva con me
scopri te stessa oltre le programmazioni che hai
fallo ora




Cri scrivi davvero bene complimenti
grazie Cri bello sentirtelo dire
Senza parole ❤️
Grazie Cristina