Il coraggio di cambiare

 
A Marta.
Questa è la mia storia, forse piena di dubbi.
Non so se ho sbagliato, ma è andata come dicevo io.
E’ trascorsa così in fretta!
Non sapevo che tutto questo fosse bello, tenero
a volte impossibile. 
Sono risalita da ogni abisso
e la mia anima si è sempre raddrizzata.
Il segreto è tutto qua
risalire e ricostruire ogni volta
con materiale più sincero e duraturo.
Caterina Orzi
 

Se è vero che nessun incontro accade per caso, è altrettanto vero che alcuni meritano la nostra gratitudine, il nostro fermarci, ascoltarci e accogliere il cambiamento che portano.

 

Caterina Orzi ha un sorriso che disarma, sa di accoglienza, di pace faticosamente raggiunta.
Sa di profonde consapevolezze acquisite sulla sua pelle.
Mi perdo nei suoi occhi chiari velati di tristezza, come tutti gli occhi di quelle donne che hanno imparato ad amarsi a caro prezzo. 
Caterina che bambina sei stata, le chiedo 
Lei sorride e mi guarda sorseggiando il suo tea caldo.
Una bambina infelice, cresciuta in una gabbia vera per contenermi, ero incontenibile.
E così ho imparato a rompere le catene e i chiavistelli per poter evadere.
E’ stata la mia fortuna, ho dato spazio alla mia creatività alla mia voglia di libertà nel mio vivere in solitaria. 
Chiudo gli occhi per un istante, mi arriva un’onda di emozione penso a me ragazzina, alla gabbia di regole e convenzioni in cui sono stata rilegata per anni per imparare ad essere una brava bambina ed al mio scrivere per fuggire, per essere libera. 
Caterina accoglie il mio silenzio e poi con delicatezza prosegue 
I miei già all’eta dei miei tre quattro anni avevano capito la mia natura creativa e mi hanno regalato colori, i muri di casa erano miei complici.
La osservo, è vestita di verde, le chiedo se è il suo colore preferito ovviamente lo è, verde smeraldo anche il mio.
Ho fatto poi studi artistici l’istituto d’arte, il Dams a Bologna, nasco decoratrice ma sono fotografa, pittrice, scultrice, anche se non mi identifico in nulla. 
L’arte per me è fondamentale, grazie ad essa sono libera di interpretare il mondo. 
E il tuo mondo com’è?
Mi sorride, è ricco di intuizioni, di colori, sono sempre a caccia della bellezza nelle ferite.
Lascio decantare in me la sua risposta, l’accolgo senza indagare se vorrà troverà spazio d’espressione nel nostro ascoltarci anche se la mia mente va alla sua esposizione tenuta al Guggenheim museum di New York alle sue donne coraggiose, ai loro sguardi immortalati.
Tu che donna sei Caterina?
Una donna che si piace, che sta bene con se stessa, che ama stare da sola.
Che non le va di confondersi, che lascia gli altri liberi di essere e di esprimersi, liberi di andare e non tornare se è questo che vogliono anche se può essere doloroso.
Ho una figlia che vive in America su cui ho posato il mio sguardo attento, ma l’ho lasciata libera di esprimersi.
A lei ho donato braccia e gambe per andare a prendersi ed accogliere ciò che è allineato al suo progetto di vita.
Vivo amando i dettagli della vita, amandone i colori, i suoni, le sfumature.
Anche questa pioggia Cristina, ne senti il ticchettio, ne cogli la bellezza?
Piove a dirotto, sono meteoropatica , non amo la pioggia, ma oggi sembra musica.
Alzo gli occhi, il bar che ci accoglie in piazza Garibaldi, curato in ogni dettaglio, è luci natalizie, è cuori sospesi che cadono dal soffitto, uno è sopra di noi.
Il cuore simbolo di amore, ma anche per chi conosce come me l’inconscio e le ferite emozionali rappresenta per chi ne colleziona, la paura dell’abbandono. 
Nulla capita a caso, mai nulla, a noi la forza e la sensibilità di cogliere quei segnali che sono doni e insegnamenti in tutto ciò che ci  arriva e ci circonda.
Se tu avessi due mesi di vita cosa cambieresti della tua vita? le chiedo all’improvviso
Non cambierei nulla, mi risponde, andrei solo al mare, lo amo, amo il suo esistere senza confini, il suo respiro di libertà. 
Sorride ancora una volta e con dolcezza mi guarda. 
Se gli occhi sono lo specchio dell’anima la sua sta parlando alla mia. 
Tra noi c’è accoglienza, apertura, trasparenza.mi ricorda il mare. 
La vita ci chiede di danzare con lei, di accogliere l’altro nella sua unicità, di guardarlo con occhi nuovi, non giudicanti.
I miei lo ammetto, sono stregati da quelli di Caterina o forse dalla profonda pace che mi trasmettono e che riflettono la mia così faticosamente conquistata.
I nostri occhi brillano, noto una lacrima, siamo in questo istante specchio l’una dell’altra
Caterina ma se tu non avessi fatto l’artista cosa ti sarebbe piaciuto essere ?
Ride, avrei fatto l’artista, so fare solo quello, sono una creativa e la creatività è come un vulcano, si esprime cercando e scegliendo la sua strada.
Allora l’arte è nel tuo albero genealogico, mi sento di aggiungere e lei mi parla di quel bisnonno che decorava fucili per una nota azienda di armi di Brescia, chiama quella mamma ancora in vita per chiedere la data di nascita e nel mentre ride, la saluta, la ama.
Io penso a quanto la vita sia meravigliosa e poi le parlo di mio padre che dal Friuli era arrivato a Bercia e lavorava per quella stessa azienda prima di diventare un imprenditore. 
Rido, ride 
Caterina è tempo che parliamo della tua mostra fotografica
“ Il corpo del reato” che in questi giorni  è stata prorogata  presso il comune di San Polo di Torrile.
Hanno scritto in tanti, non ho letto nulla, non volevo essere influenzata, volevo essere neutra, solo piena di emozioni, quelle che cerco come una cacciatrice di perle.
Mostra a cui sono stata inviata, che ho visitato e che mi ha colpita per il tema coraggioso, importante per la nostra socialità.
Mi ha colpita l’armonia, la cura, la delicatezza con cui la sua lei fotografa posa lo sguardo su sguardi, dettagli di corpi, pelle, mani, pieghe di pelle e scatta. 
Mostra che termina con la rappresentazione di due quadri affini, un tulipano bianco uno nel pieno della sua bellezza e l’altro completamente aperto pronto a lasciare andare i petali.
Ancora una volta ne colgo la sincronicità, il dono, io che amo i tulipani bianchi e che mi rappresentano nelle copertine delle mie due raccolte poetiche. 
La vita è meravigliosa non finirò mai di ripeterlo.
Da dove nasce l’idea di allestirla? le chiedo
La sua risposta arriva all’istante, precisa, determinata, consapevole. 
Cristina è la logica conseguenza di vissuti, traumi superati, miei e di altre donne.
Necessaria perchè rappresenta l’equilibrio ritrovato, il volersi bene.
Se la osservi attentamente è una scala musicale, i quadri sono le note, accoppiati non a caso ma vicini, affini e disposti in modo da rappresentare la danza della vita e della morte nella loro reciproca appartenenza, complessità ed essenza profonda.
Come scegli le donne nei tuoi scatti ?
Dagli occhi, ne amo l’intelligenza e la determinazione.
Arrivo attraverso gli occhi al loro cuore e quando lo trovo scatto e ne immortalo l’equilibrio.
Sai Cristina, siamo superfici, siamo scorze di protezione, da lì comprendi se puoi entrare o no, come in ogni cosa.
Se tu avessi una bacchetta magica, che desiderio vorresti realizzato?
Caterina si ferma un istante e poi mi sussurra
Vorrei coerenza, equilibrio nel mondo.
Vorrei città luminose, pulite, che placano la rabbia.
Mentre mi parla mi appare un’immagine di un fiore che il tempo non distrugge, il calore non dissecca anzi il tempo e il calore si alleano per far accrescere la sua bellezza. 
La rosa del deserto, che può rimanere chiusa per secoli incurante delle avversità della vita ma pronta a fiorire appena le condizioni lo permettono, conscia del suo potere profondamente protetto e conservato nel suo interno.
Ognuno di noi ha un’essenza, a noi il coraggio di non desistere di non perderci nelle avversità della vita, di non lasciarci distrarre.
Il piccolo principe nel suo piccolo pianeta aveva compreso che gli bastava spostare la sedia di qualche passo per guardare il crepuscolo ogni volta che lo desiderava. 
A noi la forza di essere incontenibili oltre lo spazio e il tempo
A noi il coraggio di donare libertà e permetterci di essere liberi oltre le catene che ci imprigionano e che spesso sono fatte delle nostre stesse paure.
Volete farvi un regalo?
andate a rivedere la mostra di Caterina Orzi, merita il vostro tempo il vostro scegliervi.
 E mentre salirete quella scala, siate occhi nuovi e un cuore aperto all’amore a quell’amore che è già in voi e intanto siate musica 
la vostra musica 
e la vita, statene certi, danzerà con voi.
CC
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